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Recensioni 

Motivazioni

Motivazioni a poesie premiate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1° classificato “Albingaunum”

Un oggetto del passato è occasione di ricordo.

Il mulino invece non dimentica, è lui a permettere un epifania di quotidianità e di valori.

Il mulino è rimasto a lottare contro l’apparente oblio, a chiedere una sorte migliore per questa terra che conosce “fatiche, sudori,…afa”.

La preghiera, cantata e meditata, in un momento di luce profonda, di armonia che scaturisce da un sensibile colloquio tra il sole e la luna, serve a chiedere agli astri di illuminare questa terra contro la quale “la gente ha buttato fango”.

Prof. Attilio Caviglia

 

 

Premio Speciale “N. Mirto”

Con metrica piuttosto efficace, si evoca una tragedia operaia. In tempi di pessimismo e “disimpegno”, ecco una lettura stimolante.

Dott. Gregorio Napoli

 

2° classificato premio “Fra Urbano della Motta”

Un attesa pregna di dubbi, di perplessità e mancanza di logica, ma quello che sfugge all’uomo è colto da Maria, la madre di Dio, che ha accettato senza domande la missione che Egli le ha affidato. Postulati di fede o ragioni del cuore è ciò che emerge nella Poesia “Aspittannu lu Bamminu”. Di fronte a questo mistero non si deve rincorrere all’intelletto ma alle risorse di un animo che non ha pretese. La dicotomia del pensiero umano e di quello divino, che della conversazione fra Giuseppe e Maria si snoda, è foriero delle incertezze degli uomini. Giuseppe farebbe di tutto per scaldare il Piccolo, ma Maria gli fa presente che è Lui la Luce ed il calore del mondo. La condizione in cui si trovano a vivere non èuna punizione, bensì il privilegio della preparazione della salvezza.

 

Lucia Paternò

 

1° classificato premio “Rime d’Argento”

La lineare costruzione delle quartine, si addice all’efficacia del messaggio che, attraverso un sensibile e profondo recupero memoriale, l’autore rivolge alle nuove generazioni per evocare il gusto dei valori genuini.

Prof. Salvatore Giurlanda

 

2° classificato “Maria SS. Di Custonaci” in Trappeto

Il desiderio di ritornare bambini “...senza dubbi ne misteri...” ispira al poeta, impegnato, sensibile e volitivo, una dolce poesia dove sicuramente ci ritroviamo tutti; e la nostalgia del tempo passato è la certezza che non si ripeterà.

Ma rievocando il ricordo, ci fa tornare a quei giorni, che sono il nostro fato solutore, nei momenti pesanti della nostra vita.

Il tutto arricchito ed elevato, da un pregevole, misurato e composto ritmo dell’endecasillabo.-

Prof. Liliana Patti

      

3° classificato “Carmunu Carusu”

Il tempo passa veloce ed inesorabile travolgendo tutto e diventa storia.

L’autore, nella lirica “Vulissi riturnari picciriddu”, sfogliando il libro dei ricordi passati e di fronte alle antinomie della vita, riassapora i tempi spensierati della sua fanciullezza, ne canta il ricordo che diventa desiderio per la mente e musica per il cuore, nella misurata compostezza ritmica dell’endecasillabo.-

Prof. Simone Caruso

   

 

Premio Speciale “Sicilia Antica”

Per aver saputo “raccontare” la Processione del venerdì Santo a Trapani, con particolare capacità poetica.

L’Autore ha saputo sintetizzare, attraverso un utilizzo sapiente del dialetto siciliano ed un forte linguaggio espressivo, un grande bene antropologico della nostra terra siciliana.

Alfonso Lo Cascio

 

1° classificato “Carmina Deo”

Siamo al cospetto di un perfetto “Poema Religioso” che richiama inevitabilmente i “cantàri” del XIV^ e XV^ secoli (di origini tosco-venete) e quelli siciliani che comunque strizzavano l’occhio alla letteratura. Ed erano poemetti in ottave (da 40m a 50) con tipologie varianti (storiche, religiose, cavalleresche, di cronaca) eseguite durante le feste religiose o altro, da “canterini” di mestiere anche bravi imitatori. “Misteri” è strutturata su venticinque quartine endecasillabe ed è una “celebrazione poetica” in chiave moderna, ancorata alla ricorrenza religiosa più importante per Trapani, in un momento in cui si avanza addirittura l’ipotesi di una diretta TV europea sui “Misteri di Trapani”.

C’è nei versi sicuramente puliti da penalizzanti inflessioni dialettali, tutta la laboriosità del popolo trapanese in fibrillazione, per prepararsi e preparare al meglio un momento magico che si tramanda per tradizione da oltre cinque secoli. Il maggior pregio di questo “Poema” stà sicuramente nel lodevole sforzo del suo autore, mirato ad entrare con contezza nei meandri arcani di questa “Processione” (che unisce in verità sacro e profano), per far meglio comprendere di quali grandi sentimenti popolari e religiosi è portatrice. È inevitabile concludere che Vultaggio ci riesce mirabilmente e con ottimali capacità descrittive dei momenti salienti. Anche chi non riesce a capire fino in fondo la grandezza dei sentimenti che animano questa festa popolare – sostiene il nostro – rimane estasiato sia pure in assenza di fede. E da un “mistero della fede” ai “Misteri” il passo è breve quanto obbligatorio. Ma un mistero alla fine l’autore , lo svela con una saggia verità intuitiva.

Ed è amara realtà che viene fuori dalla constatazione che la mutabilità del tempo, l’alternarsi del bene e del male, il progresso, il cambiamento anche della chiesa, nulla vengono a cambiare invece per la gente comune con le sue eterne tribolazioni che fan parte imprescindibile di quella ruota della vita che continua a girare con lo stesso verso.

 

Prof. Giuseppe Ingardia

                                                                        Giornalista “La Sicilia” – Critico

 

3° classificato “Italo Carretto”

Con intensa partecipazione ed autentico sdegno morale, l’Autore si rivolge ad una donna che ha subito violenza per chiederle scusa a nome del suo violentatore e di tutti gli uomini – bestia che ci sono nel mondo.

L’attenta costruzione formale (il componimento si presenta come una ballata in quartine di endecasillabi a rima alternata) sottolinea la forza etico – civile del messaggio poetico e potenzia le capacità suasive del dialetto.

 

Prof. Giannino Balbis

 

 

 

2° CLASSIFICATO “T. Bella”

Semplicità e compostezza caratterizzano i versi ai quali l’Autore affida la struggente malinconia di un sentimento imperituro che, lungi dall’arrendersi alla morte, aspira all’eternità del Paradiso.

Il componimento, in quartine endecasillabe rispettose dei più tradizionali canoni del lirismo, non presenta sbavature e, scevro da eccessi, suscita in chi legge o ascolta, la pacata sensazione e la saggia accettazione dell’ineluttabile destino del distacco terreno.

Merita considerazione la soffusa dolcezza che traspare dall’armonia di un quadro domestico sapientemente calato nella sua più genuina ambientazione naturale.

                                                                                                                      M. Bella Raudino

 

3° CLASSIFICATO “Il Sipario”

L’incipit inganna: ci si aspetterebbe la solita tiritera sulla campagna in un giorno di pioggia, con il fiato che si sparge sulle finestre, con la serpe che sguscia via mentre il solito cardellino – e chi ne vede più? – canta. Invece no. Sulla scena in maniera discreta compaiono due vecchi. Lei sa che deve andarsene dopo una vita vissuta insieme fatta di complicità e di amore più taciuto che parlato, mai urlato e con qualche bacio merce rara di un tempo e ginnastica per i giovani di oggi. Le vie del Signore sono infinite, ma ora chiama a sé la vecchiett, ma il suo compagno non rimarrà mai solo: lei starà sempre con lui. La memoria ha un futuro: insieme nel Paradiso.

Perché se non c’è lui, senza lei, che Paradiso è?

Poesia delicata che la cornice campestre non riesce, per fortuna, neppure a scalfire.

 

Prof. Vito Piazza

 

 2° CLASSIFICATO “Pensieri in versi” 2007

Versi delicati dove ogni parola diventa musica e specchio del cuore, quelli di Giuseppe Vultaggio nella lirica “T’aspettu ‘n Paradisu”. Questi due vecchietti che parlano tra loro “come se dell’addio già fosse l’ora”, offrono l’immagine di una vita trascorsa insieme all’insegna della complicità e di quel sentimento profondo e così forte chiamato “Amore”. La poesia di grande impatto emotivo, induce a riflessioni su questo sentimento così importante.

                                                                                                                      Maria Grazia Caponnetto

 

PRMIO DELLA GIURIA “C. ORSI”

Sceglierla è stato molto facile. Non per la forma per altro elegante e classica della quartina in rima alternata, non per la chiarezza e l’armonia del suo scorrere sul foglio mentre il mio sussurrarla la riportava fuori dal sonno nella busta e le restituiva la forza che ha dimostrato. E nemmeno perché io abbia apprezzato di più il vernacolo siciliano rispetto ad altri. Né per il contenuto, di pari dignità rispetto a molti altri. Nemmeno per l’originalità del tema. Parlare d’amore e morte del legame che unisce le persone durante la loro vita e prima della morte è tutto sommato abbastanza comune.

L’ho scelto però per il Patos e l’emozione che mi ha scatenato. Perché sicuramente è andata a colpire alcune mie vicende personali. E non mi vergogno a chiarire che ogni mio giudizio è sempre stato assolutamente soggettivo pur cercando di non fare preferenze tra forme, temi, parole a me più cari di altri. Del resto, tutta la nostra vita è governata dalla soggettività. E l’arte e quindi anche la Poesia scatena sentimenti assolutamente personali per ognuno di noi. E in nome di questa mia assoluta e sovrana soggettività come giurato di questo concorso, io l’ho scelta perché mi ha fatto piangere.

Marco Mezzetti

    Giornalista – Scrittore - Cabarettista

 

1° CLASSIFICATO “Italo Carretto” – 2008

Con grande intensità lirica e struggente umanità questi versi rappresentano un ultimo canto d’amore: un uomo ed una donna, che hanno trascorso insieme l’esistenza, sono capaci di viverne anche il tramonto con immutata pienezza, intimamente ricchi di tutti i ricordi costruiti giorno dopo giorno e sostenuti da una fede sicura, che rasserena l’orizzonte della fine. La padronanza della tecnica poetica (il testo è in regolari quartine di endecasillabi a rima alternata) esalta la speciale sonorità del dialetto siciliano.

      Prof. Giannino Balbis

 

1° CLASSIFICATO “Le ragioni del cuore – S. Valentino” – 2009

In un atmosfera diafana e rarefatta, oscillante fra il reale ed il metafisico, l’autore rievoca e rinnova una tenerezza che affonda le sue radici nella prima età e fa sbocciare gli ultimi fiori nella vecchiaia.

 

        Dominique Lamarre

 

1° CLASSIFICATO “Arteincentro” – 2010

Poesia dolce e romantica anche nella drammaticità del distacco: ci sarà un eternità al di là della morte? Bella l’allegoria e la ritmicità dei versi

Prof. Giuseppe Cavarra

 

PREMIO SPECIALE “Arteincentro” – 2010

È una Poesia dialettale composta da sette quartine di endecasillabi a rima alternata di ottima fattura. I versi ripercorrono un dialogo dai toni intensi e delicati di due vecchi coniugi, il cui amore va oltre la vita. La scena è inquadrata in un contesto di immagini naturali (l’acqua che lentamente scende dal cielo, l’odore della terra bagnata, l’uccellino che canta, la lucertola che fugge…) che fanno risaltare maggiormente le figure dei due protagonisti. E, poi, il velo di tristezza, non disperata ma razionalmente accettata, che, pur nella consapevolezza della fine, ricordaa i momenti belli della felicità giovanile (i baci del passato) e delicatamente con un sorriso pronunzia l’ultima promessa di un appuntamento…in Paradiso.

                                    Antonino Sanfilippo

 

 

 

 

Caro Giuseppe, mia moglie ed io ci congratuliamo con te per il tuo lavoro, magnifica espressione di fede e di amore per in nostro GRANDE  Papa, nella speranza il nuovo sia degno di Lui.  Affettuosamente,                                                                                              

Prof. Ciccio Leone

    Studioso – Scrittore - Poeta

 

 

 

3° classificato “33° Premio internazionale  CITTA’ DI MARINEO”

Giuseppe Vultaggio, riesce a sviluppare il filo della propria ispirazione poetica all’interno di una struttura compositiva, che ha un ampio respiro quasi po’ematico. Di felice fattura si rivelano le quartine e gli ottonari, spesso a rima alternata, del componimento “Si jò fussi…colapisci” che trova collocazione nel solco della Poesia popolare Siciliana.

La Commissione Giudicatrice

 

1° classificato - Premio internazionale  “FRA CONCETTO DA LINGUAGLOSSA ‘09”

--- è un inno alla Sicilia. Giuseppe Vultaggio attraverso il mito Colapesce ripercorre la storia dell’Isola e da figlio Poeta ne canta le gesta. Attraverso versi che si snodano armoniosi in una cornice di fluide immagini ed in un delicato protagonismo giunge all’affermazione che il passato storico: “Nun mori”. Nella lirica c’è la sfera emotiva dell’attaccamento alla propria terra, sentimenti che vibrano di ideali e penetrano nell’anima. Il dialetto, con le sue sfumature di significati e significanti, con la sua sintassi icastica ed intraducibile, si impone e caratterizza la lirica che, fortemente suggestiva ed evocatrice, si snoda in una rigorosa disciplina versificatoria.

Presidente del premio

         Enza Conti

 

 

2° classificato “E.N.D.A.S.”

Suoni, sentimenti ed immagini culminano in una sommatoria di quadretti idilliaci sfocianti in una visione panoramica gigante suggestiva, realistica quanto poetica, racchiusa in quattro ottave endecasillabe. E sono versi che illuminano quanto basta per consentire a tutti di assistere (come in ossequio alla magia della “diretta” ampiamente diffusa) al sorgere del mattino, del mondo e della vita stessa, grazie ad una semplicissima scena madre (pregna di essenze naturali ed interiori) in cui gli attori si sublimano estasiati come fusi in “un sol corpo ed una sola anima”, grazie all’amore madre - figlio indiscutibilmente il massimo che si possa immaginare.Versi scorrevoli ed un linguaggio spontaneo ed appropriato, caratterizzano questa composizione con notevoli capacità descrittive. E vengono fuori scene pittoriche naturalistiche affascinanti, in cui i protagonisti scoprono (il bambino) o riscoprono (la mamma) la magia del sorgere del sole e del suo tramontare. Un Sole protagonista assoluto che (dall’alto della sua “maestà”) vede prima il vento preparargli il campo, spazzando le nuvole per aprire il cielo come a rendergli omaggio. Poi invece entra in azione inarrestabile ed unica, che fa sbocciare i fiori come il nascere alla vita; spande nell’aria il soave profumo delle zagare; intima alle cicale di...dar fiato alla loro speciale armonia, con la direzione orchestrale di lusso e pur essa speciale da parte di messer Grillo! Il risultato? Un insuperabile quanto inimitabile grande concerto poetico, capace di piegare alla sua forza incommensurabile, qualsiasi volontà. Purtroppo - conclude il poeta - per ogni cosa viene il momento della fine. Similmente succede con il calar del Sole che è il preludio al buio della sera, rischiarato solo dalla Luna ruffiana quanto basta e sempre lieta di specchiarsi a mare. Ed allora (così come il venir meno della luce) finisce anche il gioco spensierato di quel bimbo che (è più una speranza la sua) sente che la madre ha il potere di convincere il Sole a splendere “ancora ‘na rancata”. Ma la madre (che sa bene come questo potere lo detiene soltanto il supremo creatore di tutte le cose) compie l’unico atto possibile insito nello stesso esser madre che dà riferimenti certi di vita: lo rassicura con i suoi baci e le sue carezze, abbracciandolo stretto stretto, cacciando via ogni paura: può star certo infatti che “domani il Sole sorgerà ancora...” E non è poco in questo mondo in cui l’uomo in cima ai suoi pensieri (prima di addormentarsi) mette sempre la speranza di continuare ad esserci, per rivedere la luce!                                                                                                             Prof. Giuseppe Ingardia

                                                                                                          Giornalista - Pubblicista

1° CLASSIFICATO “I. Buttitta”

Tessere di uno stesso mosaico che cesellano immagini vibranti in una policromia di colori ammagliano i sensi ed i versi diventano sempre più intensi offrendoci una cornice di pennellate decise del bisogno sviscerato di incamerare provviste della bellezza del creato; ritratti e musica si sposano avvinghiati coagulando insieme trasportandoci in un oasi di quiete e limpidezza.

L’amore forte della madre e l’allegria del figlio si incontrano imbattendosi in un sole che è pronto per la sua discesa, mentre il bimbo smette di giocare perché non più lambito dai raggi solari.

Lirica emergente per la consequenzialità e la consapevolezza del procedimento, per la compattezza del linguaggio e per aver fatto dello stesso penetrazione di poesia.

Siamo in presenza di un componimento poetico nuovo, grazie al verso che segue la sua unica interiore esigenza.

 Prof. Lina Urso Gucciardino

 

 

2° CLASSIFICATO “T. Bella”

Già dall’incipit emerge subito che non è la solita cartolina illustrata ad effetti descrittivi e cromatici per turisti, ma un componimento denso di significato lirico.

È un canto di grandiosa orchestrazione a cui prendono parte animati elementi della natura come l’alba, la rugiada, il vento, il mare e la componente umana costituita da una madre che ritorna bambina e alla sua tenera creatura. Tra le righe si sente viva la partecipazione vissuta del Poeta alla bellezza del paesaggio paradisiaco, alla felicità del bambino di esserci ed al concerto delle cicale diretto da un grillo.

Quell’improvviso trepidare del figlioletto per il tramonto del sole (picchì nun resta ancora ‘na rancata? Tu lu poi priari?) e la pronta rassicurazione della mamma (Torna…tu nun ti cantari!) che, altrimenti espressi, potrebbero far cadere la poesia nel luogo comune, le danno invece il respiro profondo del tono universale contribuendo a mantenere ad alte quote il canto iniziale di Giuseppe Vultaggio.

Corrado Di Pietro

 

 

2° CLASSIFICATO “G.Sunseri - TRABIA”

“Lupu di mari” è un componimento dolce e malinconico, nato dal cuore, che ci trascina come una partitura musicale.

L’autore dipinge con lievi pennellate una serena alba a Favignana:

lu mari pari ogghiu, ‘un si rimìna

lu suli nesci fora e si l’abbrazza

mentre una piccola barca scivola silenziosamente per iniziare la sua giornata. Immerso in questa magica atmosfera, un vecchio intreccia la rete, compagna e vanto della sua vita di cui ripercorre momenti lieti e tristi.

Si rivede giovanotto, lupo di mare, comandante e padre per i suoi uomini. Ricorda con dolcezza la figura della sua donna che lo aspettava trepidante sulla banchina ed il dolore per la sua scomparsa:

la persi un jornu e cu idda…la so vita

Ma nella dolcezza del tramonto tutto si trascolora, trascolora anche il giorno e mentre il vento, quasi complice, lo accarezza consolotario, il vecchio, abbandonata la sua rete, ritorna a casa come la piccola barca che rientra al porto.

Salvatore Di Marco

         Presidente della giuria

 

 

 

 

1 Classificato “S.Maria di Crepacore”

In vernacolo siciliano, è strutturata in dieci quartine endecasillabi a rima alternata. In essa, l’Autore è riuscito a tessere un colloquio interiore tra una madre, che aspetta invano il marito partito alla guerra, con il nascituro che tiene in grembo. Riflessioni amare su un mondo ingiusto e terribile che attende il bambino si alternano però all’amore per la vita che, nonostante tutto, si fa strada, mentre la descrizione suggestiva e poetica della luna nel cielo amplifica la commozione profonda che la lirica riesce ad evocare. Toccando così le corde del cuore, la Poesia diventa liberazione, catarsi, ed esprime un messaggio positivo e di pace al mondo intero.

 

Prof. Elena Maci – Dott. Antonio Trinchera

 

1 Classificato “Peppi Paci”

Ancora una volta donne. Ancora una volta le madri chiamate a sopperire i vuoti creati dagli uomini. La vita e la morte ancora protagoniste in questa toccante lirica di buon dialetto siciliano che in modo originale svela tutto il dolore di una madre che si scusa col figlio che sta per venire al mondo per ciò che gli offrirà; che bussa alle porte della vita mentre il padre è già morto in guerra. Un tema sempre attualissimo, purtroppo, trattato con garbo e delicatezza senza sterili agiografie e facili retoriche.

La rassegnazione di una madre che deve sobbarcarsi la responsabilità della nascita e della crescita di un figlio concepito tra il miele dell’amore, con la luna piena, unica testimone di un grande atto d’amore. Padronanza del dialetto, capacità di composizione metrica.

 

Per la Giuria

                                                                                            Dott. Alfio Patti

 

 

3 Classificato “Pennacalamaio”

La guerra è il male più terribile che l’uomo possa immaginare. Eppure tutti ipopoli l’hanno vissuta, con il dolore, lo strazio, la perdita delle persone care…

Persino i bambini, ieri come oggi, hanno visto bruciata la loro vita!

Ma chi vince? Nessuno, nella guerra tutti si è perdenti!

Il poeta, avvicinandosi con le affascinanti cadenze del vernacolo al difficile soggetto, riesce a creare immagini tali da portare il lettore a riflettere seriamente.

 

Per la Giuria

                                                                                     Dott.ssa Renata Rusca Zagar

 

 

 

1 Classificato “G. MELI”

È una lirica nata dal cuore del Poeta al quale la poesia detta consigli. Ciò che maggiormente mi ha colpito sono i versi scorrevoli densi di musicalità e d’immediata percezione e il suo endecasillabo (e la metrica in genere). È una Poesia che si collega e si salda al filone tradizionale ricco di sapienzalità e di elevati contenuti al quale va riconosciuta una sicura capacità di dominare la parola nel contesto di un pensiero espresso con vigilie lucidità di toni per consegnare l’insieme ad una misurata armonia compositiva che merita attenzione nel panorama troppo vasto della vera Poesia siciliana.

Con immagini altamente poetiche, l’autore coglie i momenti di riflessione che incedono nella mente, concludendo la lirica: “e ora chi si prontu vola ventu, / vola dirittu versu lu “Signuri”, / porta stu donu e dicci chi nun mentu / si a canciu ci addumannu “paci e Amuri”.

Lodi a questo bravo Poeta.

 

Per la Giuria

                                                                                          Dott. Vito Oliveri

 

1 Classificato “D. GRAMMATICO”

Ascutami ventu è una Poesia che rivisita le stanze dell’anima fornendo delle emozioni che ne evidenziano la densità emotiva. La musicalità non è il frutto di una scrupolosa elaborazione ma la naturale estrinsecazione del sentimento che diviene potenza evocativa in cui esplode la ricerca del sublime anelito dell’anima: la pace, che si evolve nell’ardente desiderio di vedere uniti tutti i popoli.

 

Per la Giuria

                                                                                     Prof. Salvatore di Marco

2 Classificato “I. CARRETTO - 2009”

In forma di preghiera e con intonazione profondamente lirica, l’Autore chiede al vento di raccogliere i fiori più colorati e profumati(dalle zagare ai gigli) e, con l’aggiunta di limoni e mandarini, farne un mazzo da portare in cielo in dono al Signore, al quale chiedere in cambio pace e amore per il mondo: poetica e metrica – quartine endecasillabi a rima alternata – conferisce al componimento un aspetto di ballata, che ne sottolinea la coralità e, al tempo stesso, potenzia le spiccate qualità espressive del dialetto siciliano.

 

  Per la Giuria

    Prof. Giannino Balbis

 

 

 

3 Classificato “VOCI 2009”

Bella e toccante lirica, di sapore metafisico: la saggezza paterna trasmessa al figlio, e così di generazione in generazione. Anche dal lato formale, composizione che definiremmo ineccepibile: quartine di endecasillabi a rima alternata (ABAB), con accentazione costante sulle sillabe pari. Insomma, siamo all’eccellenza, alla “vera” Poesia. E personalmente ce ne compiacciamo, nella constatazione che ancora c’è chi produce poesia vera ed ispirata, come l’autore della presente.

 

      Maurizio Meggiorini

Poeta – Scrittore

 

2 Classificato “PEPPINO CALECA”

Il 25 dicembre del 2008, giorno di Natale, all’autore di questa commovente Poesia, gli viene a mancare il padre. La perdita di un congiunto è sempre un avvenimento traumatico e lo è anche per il Vultaggio la cui ferita lo fa sentire “un ciuri senza lu so stelu”.Nei suoi ultimi istanti di vita, il padre cerca di confortare il Poeta: “La morti figghiu, è cosa naturali, è comu un libbru chi nun leggi cchiù” libro che, simbolicamente, consegna al figlio avendolo – a sua volta – ricevuto dal proprio padre e in cui sono racchiusi i valori della vita, da non disperdere ma da trasmettere ai figli ed alle generazioni future. Le sette quartine in endecasillabi sono tecnicamente perfetti, anche se – volendo usare un eufemismo – impreziositi – da italianismi dai quali il nostro, ma anche la maggior parte dei Poeti moderni, non riesce a sottrarsi.

           Alberto Criscenti

    Poeta - Scrittore – Studioso

 

1 Classificato “Loredana Torretta Palminteri”

La lirica “L’Unna d’’u Mari” del Poeta Giuseppe Vultaggio s’impone, sul piano letterario, per la notevole fluidità stilistica e per la complessiva armonia compositiva.

La Poesia è animata dalla presenza trasfigurata e simbolica dell’onda del mare, che in assoluta libertà, si fa canto per tutti gli innamorati.

L’intreccio della forma e delle metafore, con i ritmi di una sapiente musicalità, conferisce al componimento una dignità d’alto segno.

Vultaggio dimostra come la forza della Poesia possa venire anche dalla contemplazione della natura proprio attraverso l’alternarsi dei movimenti dell’onda del mare.

           Prof. Ciro Spataro

             Poeta - Saggista

2 Classificato “Baronessa di Carini”

Il Comitato di valutazione nell’assegnare il secondo premio alla Poesia “L’unna d’’u mari” della sezione “Poesia in dialetto” evidenzia la capacità di evocare, attraverso immagini e suggestioni, il perpetuo moto del mare che si ripete all’infinito, che pare svanire per poi rifiorire, che rinnova costantemente l’armonia col resto del creato, che suscita emozioni e pensieri d’amore, che porta allegria, che intona al mondo la sua dolce melodia, che scrive la più grande Poesia, e…tutto questo in una piccola, grande onda del mare!

 

           Prof. Tommaso Romano

                  Scrittore - Saggista

 

 

2 Classificato “Nostra Signora delle grazie”

Invocata con amore filiale, Maria è presente nella vita dell’Autore che la sente accanto a sé sempre, specialmente nell’ora del dolore.

Alcune similitudini mettono in luce la funzione di Maria Consolatrice degli afflitti, rifugio dei peccatori, regina della pace: si apprezzano per il sincero afflato religioso che riesce a scaldare il cuore di chi legge con spirito credente e cristiana convinzione.

 

                                                                                             Per la Giuria

    Prof. Gianni Ballabio

 

1 Classificato “Giovanni Meli”

Versi, questi della poesia, che ti lasciano senza fiato ma t’avvolgono perché sanno di vero…d’altronde, la Maria di questa Poesia, è la madre di quel Dio che, nel Poeta, questi sentimenti, queste sensazioni, questi pensieri diventano “versi”.

La lingua di questo Poeta è viva, spaziata d’esperienza, di riflessioni ed il suo verso è anche sapienza di bellezza, armonia e purezza di sentimenti.

Essenzialità, proprietà, uso sapiente delle pause, musicalità e sentimento.

È un Poeta autentico e c’è in questa Poesia quell’aria fresca che si respira in un ampio filone dei Poeti veri, dal mondo classico a quello contemporaneo.

Io, che sono un semplice, misuro la vera dalla falsa Poesia con le emozioni, oggi c’è tanta gente che mi lascia indifferente con le sue pseudo Poesie questa, invece, va diritto al cuore. Poesia pensata in siciliano, “prijera a Maria”, senza costruzioni letterarie, spontanea e semplice.

Complimenti a questo degno discendente di Filippo Triolo, uno dei più antichi Poeti, che nel primo secolo cantò l’amore con gnomica saggezza e che, sulla scia di Teocrito, compose in belle ottave siciliane la “FARMACEUTRIA”, l’idillio della fattura, coiè della magarìa – da Filippo Triolo a Gabriele Cicero – a Bernardo Bonaiuto – a Giuseppe Marco Calvino Poeti di chiara fama.

Questi i predecessori di Giuseppe Vultaggio, maestri che fanno luce; e con essi tanti altri del nostro secolo, Poeti della provincia di Trapani una delle più ricche di tradizioni poetiche e di figure di cantori armoniosi e spontanei.

Sentiti complimenti.

Per la Giuria
     Dott. Vito Oliveri

 

 

2 Classificato “Concorso Milano”

“In questa lirica si ritrovano il ritmo e la vivacità della tradizione popolare. Contenuto semplice e chiaro: nostalgia del buon tempo antico di cui la sedia, rimessa a nuovo è diventata “seggia d’antiquariatu”,è stata testimone come il vecchio poeta”.

 

    Per la Giuria

                   Mario Ridolfo

1 Classificato “HO UNA CASA - 2010” Roma

Questa Poesia è semplicemente toccante. È narrativa, piana, porta lo struggimento di un dialetto del sud, porta già nella lingua l’affetto di uno sguardo che fruga tra gli stracci per scoprire il racconto personale - e benedice come madre natura benedice tutte le sue creature. È infatti una poesia panica, dove strumenti naturali come mare e scogli entrano in relazione con chi sta in viva perdizione. Così vento e profumo sottoscrivono il corpo della donna - di lei, Aurora - come nel mondo perfetto avrebbe fatto l’amore.

           Per la Giuria

        Maria Grazia Calandrone
           
   (Giornalista Rai 3)

 

1 Classificato 10 Premio “Città di Civitavecchia”

Può esserci alcuno a cui la dipartita di colei che gli fu genitrice riesca indifferente e labile nella memoria? Non si può tranciare quel legame con che la natura vincola madre e figlio nel concerto d’amorosi sensi. Se al fanciullo ella è tutto, all’uomo è di più. Il poeta con il suo rincorrere a lei nel pensiero che rammenta vuol trasmettere al lettore lo struggimento immedicabile, ma tuttavia balsamico che sale per l’assenza di lei, di lei che pur lontana ormai nel tempo passato, vive perenne: nel cuore, nella mente, nelle stanze ove s’udì il suo fervoroso operare. Il tempo corrode ed erode le cose, ma non potrà mai estinguere quell’aura affettuosa, forte e viva, che fu segno di unità e di identità. E nonostante che il poeta indulga al tormento per la mancanza di lei, pur tuttavia, proprio in tal modo riesce a dirci che ella è ancora con lui. Più amata che prima.

 

     Per la Giuria

           Prof. Luciano Pranzetti
(Docente di storia e letteratura – saggista)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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